giovedì 17 maggio 2012

Intervista a Simone Marani: sì al reato di omicidio stradale.


Gli abbiamo fatto diverse domande, tra cui quella circa la necessità - oggi molto discussa - di introdurre il reato di omicidio stradale.

Ecco le domande e risposte.



1) Gentile avvocato Marani, come mai ha pensato di dedicarsi ad un testo sulla circolazione stradale?

Credo che, nell’ambito del diritto penale, e non solo, la tematica della circolazione stradale stia assumendo, più che mai rispetto al passato, una importanza non trascurabile, come confermato dai continui interventi legislativi volti ad aggiornare, la già complessa normativa, alle esigenze di tutela e di prevenzione che, in tale settore, si fanno sempre più evidenti.
Da ciò la decisione di approfondire il tema della circolazione stradale, sotto diversi punti di vista, alcuni dei quali malauguratamente trascurati all’interno di altri manuali di settore.

2) Come si è trovato con i Suoi colleghi che hanno collaborato alla redazione dell'opera?

Fortunatamente mi posso pregiare di persone molto preparate che mi hanno aiutato, non poco, nella redazione del testo. Purtroppo, per motivi personali, alcuni dei miei tradizionali collaboratori sono stati costretti ad abbandonare la redazione della loro parte di testo, allungando leggermente i tempi di ultimazione e di consegna dell’opera.
Non tutto il male, però, viene per nuocere, in quanto questo ha permesso un aggiornamento in tempo reale della struttura e del contenuto dell’opera ai recentissimi sviluppi normativi.
 
3) Ci sono stati momenti di difficoltà?

Come per qualsiasi opera “in grande stile”, come quella che ho avuto la fortuna di curare, i momenti di difficoltà non sono mancati, dovuti, più che altro, dalla necessità di operare continui e minuziosi controlli sulla normativa che, in materia di circolazione stradale, è alquanto tecnica ed in continuo aggiornamento

4) Che ne pensa dell'attuale sistema normativo sulla circolazione stradale?

Penso che ci sia ancora molto da fare. O meglio, in realtà la normativa in materia di sicurezza stradale si mostra dettagliata ed idonea a coprire un largo ventaglio di situazioni di pericolo per chi, volontariamente o malauguratamente si trova a fare i conti con la caoticità della circolazione stradale. Quello che auspico è, invece, una corretta applicazione delle norme del codice della strada da parte delle Corti, troppo spesso mosse quasi dal timore di dare una risposta sanzionatoria eccessiva ma che, con riferimento alle effettive e concrete lesioni dei beni giuridici interessati, il più delle volte sarebbe richiesta.

5) Si discute molto dell'introduzione, nel codice penale, del reato di omicidio stradale; cosa ne pensa?

La domanda si ricollega perfettamente alla precedente risposta. Ritengo opportuna l’introduzione di una simile fattispecie, in quanto il regime circostanziale contemplato in materia di omicidio colposo è, dal sottoscritto, ritenuto inadeguato rispetto ad una concreta ed effettiva repressione degli illeciti in materia di circolazione stradale.

6) C'è un suggerimento che vuole dare agli acquirenti del libro?

Più che un suggerimento, un avvertimento; chiunque si avvicini al tema della sicurezza stradale deve prepararsi ad affrontare una tematica molto complessa, spesso caratterizzata da un elevato tecnicismo. Anche il giurista più esperto, molto spesso, avverte un certo timore nell’imbattersi nella interpretazione del codice della strada e delle modifiche che a questo sono seguite. Come per qualsiasi opera giuridica, il mio invito personale ai lettori è quello di non lasciare nulla per scontato, di porsi sempre delle domande, di indagare sempre il motivo per cui il legislatore abbia inteso operare una determinata scelta normativa.
Spero che attraverso il testo che ho curato siano emerse problematiche e questioni, magari ancora irrisolte, ma che possano dare nuova linfa alla ricerca giuridica che, in definitiva, è ciò che mantiene vivo il nostro sistema di produzione normativo.

7) Si faccia una domanda e si dia una risposta.

Soddisfatto del risultato ottenuto? Certamente, ma non ci si ferma qui!



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